La verità sulla “borsa in pelle di tirannosauro” annunciata da un gruppo di ricercatori. Cosa c’è dietro l’annuncio – video

Nel 2026, scienziati e designer hanno presentato una borsa realizzata con collagene ricavato da fossili di Tyrannosaurus rex provenienti dagli Stati Uniti, in una creazione singolare pensata per mettere in luce il potenziale della pelle coltivata in laboratorio. Di colore turchese, la borsa sarà esposta su una roccia all’interno di una gabbia sotto una replica del T. rex al museo Art Zoo di Amsterdam fino all’11 maggio; successivamente verrà messa all’asta, con un prezzo di partenza riportato superiore ai 500.000 dollari. Secondo i promotori del progetto, il materiale è stato sviluppato a partire da frammenti di proteine antiche estratte dai resti del dinosauro:

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La creazione biologica:

queste sequenze sarebbero state inserite in cellule di un animale non identificato per produrre collagene, poi trasformato in pelle da laboratorio. L’amministratore delegato di The Organoid Company — una delle tre aziende coinvolte — ha riconosciuto le difficoltà tecniche incontrate nello sviluppo del materiale: “Ci sono state molte sfide tecniche”. Il progetto è frutto della collaborazione tra più realtà. Organoid, un’azienda di ingegneria genomica, e l’agenzia creativa VML avevano già collaborato in passato alla realizzazione di una gigantesca “polpetta” combinando il DNA del mammut lanoso con cellule di pecora nel 2023. La pelle per la borsa è stata prodotta da Lab‑Grown Leather Ltd., il cui amministratore delegato Che Connon ha affermato che l’origine “T. rex” conferisce all’oggetto un valore aggiunto:

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Non proprio una vera “pelle” di t-rex:

«Non si tratta solo di un’alternativa ecologica alla pelle, è un upgrade tecnologico». Tuttavia l’iniziativa ha suscitato scetticismo nella comunità scientifica. Alcuni esperti sostengono che il termine “pelle di T. rex” sia fuorviante, perché il collagene che può persistere nei fossili di dinosauro è presente solo come tracce frammentarie e non permetterebbe di ricreare realmente la pelle o una pelle fedele dell’animale. Melanie During, paleontologa vertebrata della Vrije Universiteit Amsterdam, ha spiegato che il collagene sopravvissuto nei reperti è frammentario e insufficiente per rigenerare la pelle del T. rex. Anche Thomas R. Holtz Jr., paleontologo dell’Università del Maryland, ha sottolineato che il collagene rinvenuto nei fossili proviene dall’interno dell’osso, non dalla pelle, e che anche sequenze proteiche perfettamente corrispondenti non riprodurrebbero la complessa organizzazione delle fibre necessaria per le caratteristiche tipiche della pelle animale. Alla critica, l’amministratore delegato ha risposto mostrando apertura:

«Quando si fa qualcosa di nuovo per la prima volta, ci sarà sempre critica. Siamo molto grati per quelle critiche: sono il fondamento dell’esplorazione scientifica… credo che questo sia il risultato più vicino che qualcuno abbia ottenuto — e probabilmente otterrà — nella creazione di qualcosa che assomigli a un T. rex». L’opera, tra provocazione artistica e dimostrazione tecnologica, apre dibattiti sul confine tra innovazione scientifica, marketing e accuratezza terminologica, interrogando il pubblico su cosa significhi davvero “rigenerare” materiali antichi e fino a che punto si possa fare leva su nomi e origini suggestive per promuovere nuove tecnologie. A tal propsito, riportiamo qui sotto i link ad alcuni video diffusi sul web:

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#t-rex #tirannosauro

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