
La popolarità del matcha è in continua crescita, tanto da far temere al Giappone che la produzione possa faticare a soddisfare la domanda internazionale. Questa polvere finissima di tè verde si è affermata come ingrediente di bevande e alimenti, ma le sue radici affondano in una lunga tradizione giapponese. Il matcha (抹茶) deriva dal tè cinese macinato chiamato mocha (末茶). A renderlo particolare è il metodo di coltivazione:
Come viene coltivato il tè matcha:
per tre o quattro settimane prima della raccolta, le piante vengono tenute all’ombra con apposite stuoie. Le foglie, inoltre, non vengono arrotolate durante la lavorazione. La coltivazione coperta contribuisce al verde intenso del matcha e favorisce la presenza di aminoacidi, tra cui la teanina, associata al suo caratteristico gusto umami. La tecnica si sviluppò in Giappone nel periodo Muromachi e contribuì a definire il colore e il sapore tipici del matcha odierno. Per prepararlo, la polvere viene mescolata con acqua calda e lavorata con il chasen (茶筅), una frusta di bambù. Il matcha occupa inoltre un posto importante nella cerimonia giapponese del tè, detta sadō o chadō:
I reali benefici del tè matcha:
Ma quali benefici offre? Gli studi disponibili indicano che il matcha contiene sostanze con proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. Tuttavia, le ricerche non sono ancora sufficienti per concludere che sia superiore agli altri tipi di tè. La sua crescente popolarità, dunque, non equivale a una prova definitiva di benefici esclusivi. C’è infine un aspetto pratico da considerare: una tazza da 240 millilitri può contenere una quantità di caffeina simile a quella di un espresso. Per chi è sensibile alla caffeina, il matcha resta quindi una bevanda da consumare con moderazione.
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