Mangiare più cibi ultra-processati non è risultato associato a una maggiore incidenza complessiva di cancro colorettale in un ampio studio statunitense. I risultati, però, mostrano che non tutti questi alimenti presentano le stesse associazioni: alcuni gruppi sono collegati a tassi più bassi di tumore, mentre il consumo di carne ultra-processata è associato a tassi più alti. La ricerca, guidata da una ricercatrice del National Cancer Institute e pubblicata il 15 ottobre su PLOS Medicine, ha analizzato i dati di 461.682 persone. Al momento dell’ingresso nello studio NIH-AARP Diet and Health Study, nel 1995 e nel 1996, i partecipanti avevano tra i 50 e i 71 anni. Sono stati seguiti fino al 2018, per una mediana di 18,8 anni:
I risultati dello studio:
All’inizio dello studio, ciascun partecipante aveva compilato un questionario sulle proprie abitudini alimentari. Sulla base delle risposte, i ricercatori hanno stimato il consumo di alimenti ultra-processati e valutato la sua relazione con l’incidenza del cancro colorettale. Nel complesso, chi consumava più cibi ultra-processati non ha mostrato un’incidenza più elevata del tumore rispetto a chi ne consumava meno. Esaminando le diverse categorie alimentari, tuttavia, sono emerse associazioni differenti. Un maggiore consumo di cereali integrali, fibre, latticini e calcio provenienti da alimenti ultra-processati era associato a una minore incidenza. Per la carne ultra-processata è stata osservata l’associazione opposta. I ricercatori hanno inoltre stimato che sostituire con alimenti minimamente processati il 10% del consumo di cibi ultra-processati, in base al peso, fosse associato a un’incidenza del cancro colorettale inferiore del 2%. I risultati suggeriscono che l’etichetta “ultra-processato”, da sola, potrebbe non descrivere adeguatamente le caratteristiche nutrizionali dei singoli alimenti. Prodotti appartenenti alla stessa categoria possono avere associazioni diverse con la salute, e le osservazioni dello studio sono in linea con le raccomandazioni alimentari che invitano a privilegiare cereali integrali e latticini e a limitare la carne lavorata. Lo studio presenta però limiti importanti. La maggior parte dei partecipanti era costituita da statunitensi bianchi di età avanzata, quindi i risultati potrebbero non essere applicabili allo stesso modo a persone più giovani o a gruppi più diversi. Inoltre, le abitudini alimentari sono state rilevate una sola volta, all’inizio della ricerca:
eventuali cambiamenti negli anni successivi non sono stati registrati. La disponibilità e la varietà dei cibi ultra-processati sono cresciute durante il periodo di osservazione, un fattore che potrebbe aver influito sulle stime. Infine, trattandosi di uno studio osservazionale, i risultati mostrano associazioni e non dimostrano che specifici alimenti causino o prevengano il cancro. Nel complesso, la ricerca invita a non considerare tutti i cibi ultra-processati come equivalenti e a valutare anche quali alimenti si consumano e le loro caratteristiche nutrizionali.
Fonte: https://www.sciencedaily.com/releases/2026/10/261020085014.htm
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