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Toast all’etanolo: pane in cassetta trattato con l’alcol etilico. “Non è adatto ai bambini” solo quando il pane non va riscaldato

Non è un mistero, però forse non tutti leggono sulle etichette degli alimenti che  il pane in cassetta di tante marche, quello per preparare anche i toast ed i tramezzini, per evitare che si creino muffe all’interno del pacco, viene trattato con alcol etilico. L’alcol etilico (etanolo) è utilizzato da molti produttori di pane in cassetta confezionato, come antimicrobico. In questi prodotti il tasso di umidità è abbastanza alto da consentire la proliferazione delle muffe, cosa che non avviene nei prodotti secchi, come i crackers o i grissini.

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La legge regolamenta in modo molto preciso questo aspetto, in particolare, qualora si utilizzi l’etanolo, non possono essere utilizzati altri additivi antimicrobici (va utilizzato in sostituzione e mai insieme ad altri additivi) e va indicata in etichetta la dicitura “trattato con alcol etilico“. Dal punto di vista della salubrità, questi prodotti sono sicuri poiché il trattamento con alcol è solo superficiale, le quantità utilizzate sono minime (non devono essere superiori al 2% in peso, espresso in sostanza secca, praticamente in 1 kg di pane possono essere utilizzati al massimo 14 g di alcool). L’alcol, ovviamente, è di tipo alimentare, equivalente a quello che si trova nelle bevande alcoliche, si tratta dunque di una sostanza assolutamente innocua, a queste dosi. Dal punto di vista organolettico, i prodotti trattati con alcol etilico sono inconfondibili, soprattutto all’apertura della confezione, quando si sprigiona l’aria contenuta nella confezione, satura dell’alcol evaporato dalla superficie del prodotto.

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Il pane in cassetta confezionato non presenta controindicazioni, salvo forse quella di essere molto morbido e solubile, in parole povere, non va quasi masticato, è poco saziante e molto appetibile e il rischio di mangiarne una quantità esagerata è sempre presente. Questo aspetto è esasperato in USA, dove il pane in cassetta è molto consumato. Ed i bambini? Un caso in Svizzera ha alimentato in questi giorni le polemiche sull’uso dell’etanolo utilizzato nell’impasto del pane in cassetta, quando un genitore, sorpreso e piuttosto arrabbiato, ha sfogato tutta la sua frustrazione sui social. Nel momento in cui, la scorsa settimana ha scoperto che sua figlia non avrebbe mai dovuto mangiare questo pane.

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L’avviso era scritto con caratteri molto piccoli dietro la confezione. Si perché, il giovane padre è venuto a sapere dopo diverso tempo che i toast che preparava con tanto amore alla sua bimba di 4 anni in verità non le facevano benissimo: il pane con cui preparava i succulenti spuntini conteneva alcol. Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, perché sulla confezione appare la frase che il prodotto «contiene alcol» e «non è adatto ai bambini» solo quando il pane non va riscaldato? Non dovrebbe esserci una controindicazione del genere? Purtroppo anche tale  precisazione che “non adatto ai bambini” è scritta a caratteri microscopici sulle confezioni. Un genitore che compra il pane non può immaginarsi che contenga alcol. L’ideale sarebbe un prodotto senza conservanti. Ma l’industria preferisce i propri introiti alla salute del cliente

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