Il trapianto di microbioma fecale nell’ambito delle allergie alimentari nell’uomo e nel topo rivela un ruolo dei metaboliti degli acidi biliari nella tolleranza orale. Lo studio scientifico

Un microbioma intestinale “sbilanciato” è stato più volte associato allo sviluppo di allergie alimentari. Proprio da questa evidenza nasce l’idea di intervenire sulla composizione del microbiota per favorire una forma di tolleranza immunologica verso l’allergene. In questo contesto si inserisce uno studio che esplora, in umani e in modelli murini, il potenziale del trapianto di microbiota fecale (FMT) come strategia terapeutica contro l’allergia alle arachidi.

Il razionale: aumentare la tolleranza tramite il microbioma

Nelle allergie alimentari, il sistema immunitario tende a reagire in modo inappropriato verso proteine normalmente innocue. L’osservazione che specifiche comunità microbiche siano capaci di influenzare la maturazione e la funzione delle cellule regolatorie ha spinto i ricercatori a testare se una modulazione del microbiota possa rendere l’organismo più “tollerante”.

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Lo studio negli umani: FMT orale e risposta in una parte dei pazienti

Lo studio è una fase 1 open-label (NCT02960074) condotta su 15 adulti con allergia alle arachidi. La terapia utilizzata è stata un FMT incapsulato, somministrato per via orale. L’esito principale riportato riguarda la cosiddetta soglia di reattività: quanto più arachidi è necessario per scatenare una reazione allergica rispetto al basale. In totale, è stato osservato un aumento della soglia di reattività in partecipanti diversi a seconda della presenza o assenza di pretrattamento antibiotico:

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  • nei partecipanti non pretrattati con antibiotici, l’aumento della reattività è emerso in 3 su 10;
  • nei partecipanti pretrattati con antibiotici, l’aumento della reattività è emerso in 3 su 5.

Importante: lo studio riferisce assenza di problemi di sicurezza durante il trial. Questo dato è cruciale per un approccio terapeutico ancora in fase sperimentale.

I cambiamenti immunologici nei “rispondenti”

Tra i pazienti che hanno mostrato beneficio (i “responders”), l’FMT non si limita a spostare la tolleranza clinica: induce anche modifiche nel profilo immunitario intestinale. In particolare:

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aumenta le Treg tollerogene RORγt+ (cellule T regolatorie con fenotipo associato alla tolleranza);
diminuisce le cellule TH2 (linfociti T helper 2), spesso implicati nelle risposte allergiche.

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Questi risultati collegano l’effetto clinico a un’alterazione della “bussola” immunologica verso uno stato più regolatorio.

Evidenze nei topi: passaggio della protezione tramite microbiota

Per capire se il beneficio dipenda davvero da componenti del microbiota e non solo da cambiamenti indiretti, i ricercatori hanno utilizzato un approccio funzionale nei modelli animali: i topi riceventi microbiota dai responders post-FMT risultano protetti dall’allergia alle arachidi.

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La protezione nei topi si associa a due aspetti coerenti con quanto osservato negli esseri umani:

un aumento delle percentuali di Treg RORγt+;
un incremento della colonizzazione intestinale con membri del genere Bacteroides.

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In altre parole, il microbiota “funzionale” dei responders non è solo correlato al risultato: sembra essere in grado di trasmettere la capacità di attenuare l’allergia.
Il meccanismo: metaboliti degli acidi biliari e Bacteroides

Uno dei punti più interessanti dello studio è il passaggio dal “quale microbiota” al “come” agisce. In umani e topi, l’effetto dell’FMT è associato a un incremento di metaboliti degli acidi biliari.

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Per testare la causalità, i ricercatori hanno preso un’ulteriore decisione sperimentale: hanno valutato il ruolo di un enzima collegato al metabolismo degli acidi biliari in un Bacteroides candidato protettivo. In particolare, la delezione di una bile salt hydrolase (enzima coinvolto nella trasformazione degli acidi biliari) nel candidato protettivo ha annullato la soppressione dell’allergia nei topi.

Questo passaggio rafforza l’ipotesi che il beneficio non dipenda soltanto dalla presenza di certe specie batteriche, ma dalla loro capacità di generare specifici metaboliti utili alla tolleranza orale.
Implicazioni: verso test clinici più ampi

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Nel complesso, i dati convergono verso un messaggio chiaro: l’FMT orale sembra essere sicuro e potenzialmente promettente come intervento per aumentare la tolleranza all’arachide in una parte dei pazienti, con evidenze funzionali anche nei modelli animali.

Lo studio inoltre identifica un possibile asse meccanicistico – microbiota Bacteroides → metaboliti degli acidi biliari → aumento di Treg RORγt+ e riduzione di TH2 – che potrà guidare:

la selezione dei donatori o dei ceppi più efficaci;
lo sviluppo di strategie più mirate (in futuro magari anche alternative all’FMT, come consorzi microbici o interventi metabolici).

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Conclusione:

L’allergia alimentare resta una condizione difficile da trattare in modo stabile e duraturo. Questa ricerca suggerisce che intervenire sul microbioma attraverso un FMT incapsulato possa costituire una strada realistica per favorire la tolleranza, almeno per l’allergia alle arachidi, con un meccanismo che chiama in causa i metaboliti degli acidi biliari e l’azione di specifiche componenti del microbiota.

Fonte: https://www.science.org/doi/10.1126/scitranslmed.aee3263

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