
Nel fiume Buriganga, a Dhaka (Bangladesh), la vita acquatica sembra quasi scomparsa. L’inquinamento industriale—alimentato soprattutto dagli scarichi di fabbriche tessili e concerie—ha reso il corso d’acqua così degradato da essere spesso descritto come “biologicamente morto”. Eppure, in mezzo a questo scenario, c’è una presenza che continua a sopravvivere: l’Hypostomus plecostomus, noto anche come pesce armato o pesce pulitore degli acquari:
Un sopravvissuto in un ecosistema crollato:
Secondo il quadro descritto, l’Hypostomus plecostomus sarebbe l’unico pesce sopravvissuto nel Buriganga. Questo dato racconta più di un caso isolato: indica come l’ecosistema locale sia stato colpito in modo così profondo da eliminare gran parte della fauna ittica, lasciando spazio—forse per semplice adattabilità—solo a poche specie in grado di tollerare condizioni estreme. Tuttavia, altre interpretazioni porterebbero a pensare che la specie sopravvissuta in questo fiume appartenga in realtà al genere Pterygoplichthys. L’elemento più sorprendente è che questa specie non è nativa dell’Asia: l’origine dell’Hypostomus plecostomus è infatti il Sud America, quindi parliamo di un organismo “alieno” rispetto alla fauna originaria dell’area. La presenza di una specie non indigena in un fiume così compromesso può essere letta come un segnale: quando un ambiente diventa ostile per molte specie autoctone, spesso sopravvivono (o si affermano) quelle in grado di resistere meglio alle nuove condizioni. Il motivo principale della sua tenuta nel Buriganga è legato a una caratteristica fondamentale:
La chiave della resistenza: ossigeno bassissimo e acqua tossica
la capacità di tollerare livelli minimi di ossigeno disciolto nell’acqua. In un fiume intossicato dagli scarichi industriali, l’ossigeno spesso diventa scarso e l’ambiente acquatico diventa sempre più difficile da sostenere per molte specie. In altre parole, mentre la maggior parte dei pesci non riesce a sopportare l’acqua inquinata, Hypostomus plecostomus riesce a far fronte a quel tipo di “emergenza ambientale”. Nel Buriganga, la conseguenza dell’inquinamento estremo è chiara: le altre specie ittiche avrebbero smesso di esserci, incapaci di resistere alla combinazione di tossicità e carenza di ossigeno. La sopravvivenza del “pesce pulitore” diventa quindi il simbolo di un ecosistema drasticamente trasformato, in cui la vita non scompare del tutto, ma cambia volto: resta ciò che è più tollerante, anche se non appartiene originariamente a quel luogo. A tal proposito, riportiamo qui sotto il link ad un interessante video-approfondimento in lingua italiana pubblicato su YouTube:
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