L’Etna emana gas cancerogeno, ecco lo studio scientifico – video

Il vulcano Etna emana un gas cancerogeno. Uno studio che appare come un vero e proprio monito rivolto a residenti e turisti:

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Uno studio condotto da esperti dell’INGV (L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), ha individuato la presenza di gas radon proveniente dalle faglie del vulcano, che, oltre ad essere pericolose perché originano terremoti e fratturano il suolo, emanano un gas definito cancerogeno dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che lo classifica proprio nel ‘Gruppo 1’, quello cioè delle sostanze più pericolose per la nostra salute. Un allarme preoccupante per la popolazione che abita alle pendici dell’Etna, sui cui fianchi affiorano numerose faglie che presentano una caratteristica:

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Le faglie dell’Etna fratturano le rocce presenti sul vulcano e questo aumenterebbe la loro permeabilità. Questo significa che i fluidi e i gas riescono a risalire in superficie con molta facilità. Tra i gasi emanati, c’è per l’appunto il gas radon che è inodore, incolore e insapore, e quindi la popolazione può non accorgersi di respirarlo. Il Tgr Leonardo ha parlato proprio di questo:

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Come riporta il Giornale, inoltre:

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“Lo studio si è avvalso di 12 sensori posti in sette edifici sulle pendici meridionali e orientali del vulcano: a Giarre, Zafferana Etnea, Aci Catena, Aci Castello e Paternò. I sensori hanno rilevato concentrazioni medie annue spesso superiori a 100 Bq/m3 (cioè Bequerel per metro cubo), valore di primo livello di attenzione per esposizione media annuale raccomandato dall’Oms. In alcuni casi, tale concentrazione media è risultata persino maggiore di 300 Bq/m3, con punte superiori a 1.000 Bq/m3. Lo studio certifica che la concentrazione è più alta nella case più vicine alle faglie. Un problema che l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ritiene «opportuno e utile approfondire ed estendere il monitoraggio» a un numero di gran lunga maggiore di case visto anche che il sisma del 2018 ha evidenziato ancora una volta la vulnerabilità del territorio etneo”.

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