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Ildegarda di Bingen, la monaca Santa che nel Medioevo scoprì il collegamento tra salute dell’intestino e stati d’animo

Siamo abituati a credere che in antichità il concetto di medicina fosse molto arcaico e poco preparato al metodo scientifico. Questo è vero soltanto in parte poiché, seppur influenzate da questioni religiose e culturali, le metodologie basate su elementi riscontrati anche dalla Scienza moderna erano già parzialmente eseguite da alcuni soggetti:

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Tra quelle che un tempo potevano essere definite insolite da coloro che non potevano interpretare adeguatamente le prime forme di tecniche innovativo in campo medico, nel periodo medievale c’era una monaca chiamata «Sibilla del Reno». Stando a quanto riportato da alcune documentazioni giunte sino all’epoca moderna, la monaca avrebbe avuto la capacità di curare efficaciemente i malati e gli infermi con terapie completamente naturali e personalizzate. Conosciamola meglio:

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Ildegarda di Bingen, questo il suo nome, dal 2012 divenuta Santa e Dottore della Chiesa. Ha lasciato un segno tangibile nella vita politica dell’epoca, ma la cosa più importante è il suo ruolo nella cura dei malati e nella medicina di quel periodo. Nata da una famiglia benestante ne l1098 a Bermersheim vor der Höhe, lasciò la sua casa al’età di 8 anni per poter prendere i voti presso il monastero di Disibodenberg. Hildegard von Bingen (* 1098 a Bermersheim vor der Höhe (luogo della chiesa battesimale) oa Niederhosenbach (allora residenza del padre Hildebrecht von Hosenbach ); † 17 settembre 1179 nel monastero di Rupertsberg vicino a Bingen am Rhein ) era una benedettina , badessa , poeta , compositrice e un grande studioso universale . Nella chiesa cattolica romana è venerata come santa e come insegnante di chiesa . Inoltre, Chiese anglicane , cattoliche antiche ed evangeliche per la commemorano ancora oggi. Ildegarda von Bingen è considerata il primo rappresentante del misticismo tedesco medievale . I suoi lavori trattano, tra l’altro, religione , medicina , musica , etica e cosmologia  È stata anche consulente di molte personalità. È stata conservata una sua vasta corrispondenza, che contiene anche chiare ammonizioni per contemporanei di alto rango, nonché relazioni su lunghi viaggi pastorali e le sue attività di predicazione pubblica. Questa donna è stata uno degli esempi più rappresentativi di questo periodo:

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fondò un suo convento femminile a Rupertsberg, effettuò quattro viaggi pastorali in Germania, formulo una nuova lingua definita “Lingua Ignota”che veniva utilizzato nel suo monastero. Divenne gemmologa, astrologa e fù una tra le prime compositrice Cristiana e e sue opere sono raccolte in Symphonia harmoniae caelestium revelationium. Corrispondeva spesso con Federico barbarossa e anche con Papa Eugenio III che spesso la consultava perchè ciò che prevedeva si avverava sempre. Si può definire in tutti i sensi una donna di scienza, ha sperimentato molto il campo della medicina e scoprì quello che è il legame cosi importante tra lo stato di salute dell’intestino e la salute complessiva dell’organismo. Raccolse tutti i suoi studi legati anche ad alcune visioni avute da giovane in alcuni scritti. In sostanza Ildegarda di Bingen era convinta che lo stato di salute di una persona era strettamente correlato al rapporto che ogni individuo ha con il mondo circostante ed erano fondamentali l’armonia e il buon umore per rimanere in salute.

L’armonia degli umori

Si può dire che utilizzava tecniche di cura molto personalizzate, infatti preparata ciò che gli serviva attingendo dal mondo vegetale e studiava l’efficacia dei suoi preparati sulle consorelle e sugli infermi del luogo. Ogni tipo di problematica aveva una cura personalizzata, a differenza di ciò che succede oggi, in cui la medicina moderna utilizza medicine standard per tutti, senza
considerare ogni paziente in base alla proprio quadro personale. Molte delle sue scoperte naturali vengono utilizzate ancora oggi come: cumino contro la nausea,l’aneto contro l’epitassi,la pelosella per aiutare la diuresi. La cosa fondamentale è che lei aveva trovato un metodo per mantersi in salute, secondo lei tutto partiva dall’intestino e una corretta e sana alimentazione rappresentava così il segreto fondamentale per rimanere in salute e che manteneva l’energia vitale viva. Tutto ciò riporta a quello che noi chiamiamo vitamine o nutrienti, lei aveva già capito senza particolari ricerche, ma solo con l’osservazione che c’è qualcosa di fondamentale nel nostro organismo che ci rende vivi. Per quanto riguarda l’alimentazione lei suddivideva i cibi in quattro classi: caldo, freddo, secco e umido e in base alle esigenze del malato bisognava scegliere l’alimento più adatto. Per lei ad esempio il farro “fa buon sangue, rende lieta e serena la mente”. Oggi sappiamo che il farro è un cereale ricco di vitamina B, l’acido folico, il selenio e il fosforo. Aveva ideato anche una speciale dieta per i degenti:

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partiva da un digiuno di soli liquidi per rigenerare e ripulire l’organismo ad aggiungere in modo graduale poi gli elementi solidi. Aveva capito che anche l’umore era strettamente correlato allo stato di salute dell’intestino, questo si può leggere nel suo Causae et Curae: «La foschia nera generata dalla malinconia… salirà al cervello, la follia se ne impadronirà, discenderà verso l’intestino, qui distruggerà i vasi sanguigni e le viscere e renderà l’uomo totalmente folle». Oggi sappiamo che alcuni pazienti che soffrono di depressione hanno un intestino con problemi di salute e la presenza di batteri buoni è inferiore rispetto a persone che non soffrono di depressione. In poche parole, l’intestino è fondamentale per il corretto stato di salute del sistema immunitario.

Ildegarda scrisse due opere naturali e medicinali tra il 1150 e il 1160. Contrariamente agli scritti visionari, non ci sono copie che risalgono a Ildegarda stessa o ai suoi immediati dintorni. Tutti i 13 documenti di testo (manoscritti) sopravvissuti non furono creati fino a 100 anni dopo di lei o anche più tardi (dal 13 ° al 15 ° secolo), quindi la sua paternità fu parzialmente messa in discussione. Nelle opere che sono senza dubbio attribuibili a lei, tuttavia, uno scritto sulla storia naturale intitolato Liber subtilitatum diversarum naturarum creaturarum ( Il libro dei misteri delle diverse nature delle creature). Questo potrebbe riferirsi al carattere di grandi dimensioni sulle proprietà e gli effetti di erbe, alberi, pietre preziose, animali e metalli, che è stato successivamente stampato con il nome di Physica . Un secondo lavoro, chiamato Causae et curae ( cause e trattamenti ), è sopravvissuto in un solo manoscritto. Questa è una rappresentazione generale della creazione, della natura e soprattutto della natura umana. La seconda parte tratta delle singole malattie e del loro trattamento oltre che della diagnostica. Il termine ” Hildegard Medicine ” è stato introdotto come termine di marketing solo nel 1970. [19] [20] Il Liber subtilitatum diversarum naturarum creaturarum, composto fra il 1151 e il 1158, fu col tempo smembrato in due:

il Liber simplicis medicinae, generalmente noto come Physica, e il Liber compositae medicinae, più conosciuto come Causae et curae. La Physica, un trattato di scienze naturali e di medicina ragionata, è costituita da nove libri: nel primo sono descritte più di duecento piante, nel secondo gli elementi (fuoco, aria, acqua e terra), nel terzo gli alberi, nel quarto le pietre, nel quinto i pesci, nel sesto gli uccelli, nel settimo i quadrupedi, nell’ottavo i rettili e nel nono i metalli. La tradizione manoscritta conta soltanto cinque esemplari completi di quest’opera, che fu edita per la prima volta nel 1533 a Strasburgo da Jan Schott. Il manoscritto laurenziano contiene l’opera alle cc. 1r-98v; seguono ricette, indice e glossario. Probabilmente prodotto in Renania, ebbe successivamente vari passaggi di proprietà. Fu presso l’abbazia di San Mattia a Treviri, come testimoniato dalle note a c. Iv, quindi fu probabilmente venduto nel 1384 ad Aquisgrana dal chirurgo Wydo al chirurgo Wilhelmus (si veda la nota a c. 104v), forse Guillaume de Ries, dottore in medicina nominato nel cartulario di Notre-Dame di Parigi. Nel 1795 risulta di proprietà del veterinario Jean-Baptiste Huzard, la cui nota di possesso figura a c. 1r; infine lo acquistò Guglielmo Libri, la cui raccolta, poi venduta a Lord Bertram, IV conte di Ashburnham, fu acquistata nel 1884 dal governo italiano (Fonte). Uno dei successi di Ildegarda è che ha portato la conoscenza delle malattie e delle piante dalla tradizione greco-latina a quella della medicina popolare e (come un libro di erbe di Innsbruck prima ) ha usato i nomi delle piante tedesche [21] . Soprattutto,  ha sviluppato le sue opinioni sulle origini di malattie, fisicità e sessualità. Tuttavia, secondo gli studiosi, la monaca non avrebbe sviluppato proprie procedure mediche, ma piuttosto si sarebbe limitata semplicemente a riunire metodi di trattamento noti da varie fonti. La teoria della malattia di Ildegarda è l’antica teoria dei quattro succhi molto simile, solo con nomi diversi. [22] Erboristeria da Causae et Curae contiene molte istruzioni molto dirette, organizzate in base ai sintomi. Sono quindi utili anche per i laici medici. Ad esempio, dice:

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“Dalle lacrime degli occhi: coloro che hanno gli occhi piangenti come se stessero annaffiando dovrebbero scegliere una foglia di fico che è stata completamente bagnata dalla rugiada di notte quando il sole l’ha già riscaldata sul suo ramo, e così via riscaldare gli occhi per limitare la loro umidità … “oppure” Quando l’udito di una persona viene distrutto da qualche catarro o altro tipo di malattia, prendi l’incenso bianco e lasci che il fumo salga dal fuoco vivo e fai uscire quel fumo ascendere nell’orecchio oscurante … ”. L’idea di unità e integrità è anche una chiave per gli scritti naturali e curativi di Ildegarda. Questi sono completamente modellati dal fatto che la guarigione e la guarigione delle persone malate possono venire solo da una svolta alla fede, che da sola produce buone opere e un ordine di vita moderato. In questi punti Ildegarda differisce notevolmente dalle opere più razionali di altra medicina monastica. Ildegarda dice:

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“L’uomo ha tre strade in cui è attiva la sua vita: l’anima, il corpo e i sensi”. Solo se questi tre aspetti dello stile di vita vengono osservati in modo equilibrato le persone possono rimanere in buona salute. Ciò significa che ci vuole equilibrio tra stati d’animo, umore, corpo e dieta per rimanere in salute. Oggi esistono molte cliniche presenti in Germania, Francia e Svizzera che seguono le linee guida della monaca. Il 7 ottobre 2012, Papa Benedetto XVI Santa Ildegarda come insegnante di chiesa (Doctor Ecclesiae universalis) [1] ed estese la sua venerazione alla chiesa mondiale . [2] Le loro reliquie si trovano nella chiesa parrocchiale di Eibingen . Solamente tre codici del Liber divinorum operum sono sopravvissuti fino ai giorni nostri:

L’unico codice miniato, contenente dieci visioni della santa, era appartenuto al Convento dei Chierici regolari della Madre di Dio di Lucca, digitalizzato dalla Biblioteca di Stato locale. Fra i temi presenti nel prezioso manoscritto: l’immagine dello spirito del mondo, la struttura del cosmo, il sistema dei venti, la figura umana collocata al centro dell’universo, il tema del mostro e delle figure fantastiche ed allegoriche, il globo terrestre, lo schema della città.[17] Sant’Ildergarda compose canti gregoriani in latino per coro femminile con assolo, mediante notazione neumatica: O rubor sanguinis, Sed diabolus (dedicato a Sant’Orsola).[12] La direzione corale è complessa in quanto richiede una sorta di “descrizione della melodia nell’aria”, non limitandosi ad una scansione temporale del ritmo della frase musicale. La monaca Santa nacque a Bermersheim vor der Höhe1098 e morì a Bingen am Rhein, il 17 settembre 1179 visse quindi circa 81 anni, età notevole per l’epoca.

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  1.  Apostolisches Schreiben Benedikts XVI. vom 7. Oktober 2012 auf Lateinisch und auf Deutsch
  2.  Predigt von Papst Benedikt XVI. zur Eröffnung der Bischofssynode und Erhebung des hl. Johannes von Avila und der hl. Hildegard von Bingen zu Kirchenlehrern am 7. Oktober 2012Radio Vatikan vom 27. Mai 2012: “Hildegard von Bingen wird Kirchenlehrerin”Hildegard von Bingen und Johannes von Avila neue Kirchenlehrer
  3.  Marianna Schrader, Adelgundis Führkötter: Die Herkunft der Heiligen Hildegard. In: Quellen und Abhandlungen zur mittelrheinischen Kirchengeschichte. Band 43, 2. Auflage. Mainz 1981, S. 14, 18.
  4.  Dagmar HellerHildegard von Bingen. (1098–1179). In: Helmut Burkhardt und Uwe Swarat (Hrsg.): Evangelisches Lexikon für Theologie und Gemeinde. Band 2. R. Brockhaus Verlag, Wuppertal 1993, ISBN 3-417-24642-3, S. 907.
  5. ↑ Hochspringen nach:a b Klaes 1998, S. 125.
  6.  Heinrich Schipperges: Die Welt der Hildegard von Bingen. Leben, Wirken, Botschaft. HOHE, Erftstadt 2007, ISBN 978-3-86756-073-3, S. 36.
  7.  Jahreszahl nach Juttas Vita (Franz StaabReform und Reformgruppen im Erzbistum Mainz. Vom ‚Libellus de Willigisi consuetudinibus‘ zur ‚Vita domnae Juttae inclusae‘. In: Reformidee und Reformpolitik im spätsalisch-frühstaufischen Reich, Hg. Stefan Weinfurter unter Mitarbeit von Hubertus Seibert, Mainz 1992 (Quellen und Abhandlungen zur mittelrheinischen Kirchengeschichte 68)). Dagegen berichtet Hildegards Vita, sie sei im Alter von acht Jahren auf dem Disibodenberg eingeschlossen worden. (Monika Klaes (Hrsg.): Vita Sanctae Hildegardis. (Corpus Christianorum, Continuatio mediaevalis 126). Brepols, Turnholti 1993., ISBN 2-503-04261-9, I, 1, S. 6)
  8.  Alfred Haverkamp: Hildegard von Disibodenberg-Bingen. Von der Peripherie zum Zentrum. In: Alfred Haverkamp (Hrsg.): Hildegard von Bingen in ihrem historischen Umfeld. Internationaler wissenschaftlicher Kongress zum 900-jährigen Jubiläum. 13. bis 19. September 1998. Bingen am Rhein. Mainz 2000. Anm. 5 und 73
  9.  Klaes 1998, S. 14.
  10.  Hildegard von Bingen: Im Feuer der Taube: die Briefe. Übers. und hrsg. von Walburga Storch. Pattloch, Augsburg 1997, ISBN 3-629-00885-2, S. 21; vgl. die Interpretation des Briefwechsels bei Christian Sperber, Hildegard von Bingen. Eine widerständige Frau, Aichach 2003, S. 92–115.
  11.  Michael Embach: Die Schriften Hildegards von Bingen: Studien zu ihrer Überlieferung und Rezeption im Mittelalter und in der frühen Neuzeit. Habilitation Universität Trier, Berlin 2003.
  12.  Michael Zöller: Gott weist seinem Volk seine Wege. Die theologische Konzeption des Liber Scivias der Hildegard von Bingen (1098–1179). Tübingen 1997 (= Tübinger Studien zur Theologie und Philosophie, 11).
  13.  Ute Mauch: Hildegard von Bingen und ihre Abhandlungen zum dreieinen Gott im Liber Scivias (Visio II, 2). Ein Beitrag zum Übergang vom sprechenden Bild zu Wort, Schrift und Bild. In: Würzburger medizinhistorische Mitteilungen 23, 2004, S. 146–158.
  14.  Oliver Sacks: Migraine: Understanding a Common Disorder. Berkeley, 1985, S. 106–108; Ines Perl: Der Migräne-Aura auf der Spur, Uni Magdeburg, Januar 2001
  15.  Meisner / Kieser: Thesaurus philopoliticus oder Politisches Schatzkästlein, Faksimile-Neudruck mit Einleitung und Register von Klaus Eymann, Verlag Walter Uhl, Unterschneidheim 1972, 2. Buch, 2. Teil, Nr. 43
  16.  Matthäus Merian: Topographia Archiepiscopatum Moguntinensis, Trevirensis et Coloniensis, herausgegeben von Lucas Heinrich Wüthrich, Kassel / Basel 1967, Seite 15ff.
  17.  Pantxika Béguerie-De Paepe / Magali Haas: Der Isenheimer Altar – Das Meisterwerk im Musée Unterlinden, Paris 2016, S. 25
  18.  Den Brief von Tengswich beantwortete Hildegard recht kühl, ohne auf die einzelnen Vorwürfe einzugehen. Lediglich zur Trennung von adligen und nichtadligen Nonnen bemerkt sie, ein konfliktfreies Zusammenleben der verschiedenen Stände sei schwierig. Vgl. Hildegard von Bingen: Im Feuer der Taube: die Briefe. Übers. und hrsg. von Walburga Storch. Pattloch, Augsburg 1997, ISBN 3-629-00885-2, S. 110–114.
  19.  Die fragwürdigen Tipps der heiligen Hildegard. In: Die Welt, 4. Oktober 2012.
  20.  Das große Geschäft mit Hildegard von Bingen. In: Der Standard, 5. Juli 2013.
  21.  Vgl. auch Barbara Fehringer[-Tröger]: Das „Speyerer Kräuterbuch“ mit den Heilpflanzen Hildegards von Bingen. Eine Studie zur mittelhochdeutschen „Physica“-Rezeption mit kritischer Ausgabe des Textes. Königshausen & Neumann, Würzburg 1994 (= Würzburger medizinhistorische Forschungen, Beiheft 2).
  22.  Irmgard Müller: Die pflanzlichen Heilmittel bei Hildegard von Bingen. Heilwissen aus der Klostermedizin (1. Aufl. Salzburg 1982); Neudruck Freiburg im Breisgau/Basel/Wien 1993 (= Herder/Spektrum, 4193). 2. Auflage. Herder, Freiburg/Basel/Wien 2008, ISBN 978-3-451-05945-2, S. 13.
  23.  Barbara Stühlmeyer: Die Gesänge der Hildegard von Bingen. Eine musikologische, theologische und kulturhistorische Untersuchung, Dissertation, Olms 2003.
  24.  M. Carruthers: The Craft of Thought, Cambridge etc. 1998.
  25.  M. R. Pfau, S. J. Morent: Hildegard von Bingen: Der Klang des Himmels, Köln 2005.
  26.  Gubaidulina, Aus den Visionen
  27.  Hildegard von Bingen: Naturkunde. Das Buch von dem inneren Wesen der verschiedenen Naturen in der Schöpfung, übersetzt und erläutert von Peter Riethe, Salzburg 1959, 3. Aufl. ebenda 1980.
  28.  Raimund Struck: Hildegardis De lapidibus ex libro simplicis medicinae: Kritische Edition unter Vergleich anderer Lapidarien. Medizinische Dissertation Marburg 1985.
  29.  Heinrich SchippergesDie Welt der Elemente bei Hildegard von Bingen. In: Josef Domes, Werner E. Gerabek, Bernhard Dietrich Haage, Christoph Weißer, Volker Zimmermann (Hrsg.): Licht der Natur. Medizin in Fachliteratur und Dichtung. Festschrift für Gundolf Keil zum 60. Geburtstag. Kümmerle, Göppingen 1994 (= Göppinger Arbeiten zur Germanistik, 585), ISBN 3-87452-829-4, S. 365–383.
  30.  Hildegard von Bingen: Heilkunde, nach den Quellen übersetzt und erläutert von Heinrich Schipperges, Salzburg 1957.
  31.  Digitalisat der Urkunde beim Virtuellen Deutschen Urkundennetzwerk. Ein Regest der Urkunde ist abrufbar über die Website des Landeshauptarchivs Koblenz (durchklicken zu: Bestände → Landeshauptarchiv Koblenz → A Die Zeit des alten Reiches → A.2 Klöster und Stifte → Bestand Nr. 164 Rupertsberg → Findbuch → Urkunden → Urkunde Nr. 14).
  32.  Martyrologium romanum, 9. Auflage. Rom 1749, Kapitel September: http://www.breviary.net/martyrology/mart09/mart0917.htm (Memento vom 20. Mai 2012 im Internet Archive).
  33.  Äbtissin, Mystikerin, abgerufen am 3. November 2012.
  34.  Eintrag im ökumenischen Heiligenlexikon, abgerufen am 17. September 2013.
  35.  Promulgazione di decreti della congragazione delle cause Dei Santi. 10. Mai 2012
  36.  Homepage der Hildegardisschule Rüdesheim Geschichte (Memento vom 14. Juni 2008 im Internet Archive)
  37.  Notiz im Ärzteblatt Nordrhein 6/97 (Zugriff Juli 2009) (PDF; 40 kB)
  38.  Lotte Burkhardt: Verzeichnis eponymischer Pflanzennamen – Erweiterte Edition. Teil I und II. Botanic Garden and Botanical Museum BerlinFreie Universität Berlin, Berlin 2018, ISBN 978-3-946292-26-5 doi:10.3372/epolist2018.
  39.  Beiheft der Doppel-LP Ordo virtutum von 1982 bzw. der Doppel-CD Ordo virtutum von 1990.
  40.  Mittelalter-Epos: Margarethe von Trotta hatte ihre Vision von Hildegard von Bingen. Margarethe von Trotta hatte ihre Vision von Hildegard von Bingen. In: Moviepilot. 26. September 2009, abgerufen am 28. Februar 2018.
  41.  Hildegard-Musical (Memento vom 5. Januar 2014 im Internet Archive)
  42.  Kurzportrait (Memento vom 17. Juli 2014 im Internet Archive) Nadja Reichardt beim Verlag DMP Doku-Medienproduktion

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